Chiara Gridelli, “Lockdown 2020”

Fotografie di Chiara Gridelli

di Marco Guidi

Quando Andreas Feininger disse: “Chi non sa fare una foto interessante con un apparecchio da poco prezzo, ben difficilmente otterrà qualcosa di meglio con la fotocamera dei suoi sogni” probabilmente non aveva intenzione di riferirsi solo al mondo della fotografia, ma poteva essere uno stimolo a guardare meglio, dimenticandosi del banale e della noia, a partire dalle cose semplici. E quando negli anni Sessanta, riferendosi ad un Eric Clapton agli albori della fama, Roger Waters dei Pink Floyd disse “Non basta avere una chitarra Les Paul per sentirsi Eric Clapton, non funziona così”, sicuramente le intenzioni delle sue parole andavano oltre l’ambito della capacità musicale, e potevano essere fruibili e accostate a un modo di vivere il quotidiano. Ovvero non basta avere, se non si sa usufruire con valore aggiunto.

Sapere apprezzare le cose semplici, saperne godere, in altre parole, trovare o creare dal poco o nulla una straordinarietà nelle ore che abbiamo da vivere durante il giorno. Ma soprattutto, queste frasi sono un invito a rendersi anche conto dell’importanza della parola talento, spesso dimenticata, pensando che possa essere un qualcosa in omaggio in spiacevoli logiche di potere economico. E il mondo dell’arte purtroppo non ne è esente. Insomma abbiamo tante frasi, tanti aforismi che se percepiti in secondo ordine, oltre la pura semantica di riferimento, possono essere visti come delle brevi e piccole lezioni di vita.

Chiara Gridelli ne è un esempio quando con le sue immagini ci mostra la convivenza forzata con la sua stessa casa. Non ne fa una tragedia o una polemica, bensì coltiva la sua quotidianità a tal punto, da fondersi con essa, diventandone tutt’uno, creando una sana simbiosi con cui vivere serenamente e alla giornata il periodo del cosiddetto Lockdown, un evento che più d’ogni altro ha sconvolto le vite e le abitudini di tutti.

Chiara diventa una sorta di ambasciatrice di se stessa in relazione a ciò che la circonda a livello domestico, riuscendo a far trasudare nel rapporto tra lei e gli oggetti, un’atmosfera surreale e a tratti addirittura sensuale.

Molti dicevano che ne saremmo usciti migliori. Alcuni fatti di cronaca sembrerebbero dimostrare il contrario, ma non è quello che ci interessa in questa sede e non vogliamo essere qualunquisti.

Se il Lockdown fosse stato e sia tuttora una prova per insegnarci a vivere meglio le nostre giornate a partire da quanto abbiamo? Anche questa potrebbe essere un’ipotesi interessante. Resta il fatto che le fotografie della Gridelli si fanno di conseguenza maestre nel vivere il Qui e Ora impostoci forzatamente. Ci insegnano a rallentare, a godere degli oggetti, quasi a provare attrazione nei loro confronti.

Sarebbe il caso quindi di prenderle come esempio per fermarci, riassaporare daccapo quanto abbiamo intorno, eliminando il “Qualcosa di troppo” di cui ha parlato in modo geniale e diretto un’altra Chiara, la Gamberale.

Magari scopriremo senza affanno che abbiamo già tutto, e potremmo fermarci a contemplare quanto sia affascinante vedere una caffettiera di primo mattino.

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Chiara Gridelli, “Lockdown 2020”