Dalle Caverne ad Hans Bellmer

25/11/2020

Nella Galleria, in Ordine:

La Venere di Willendorf- L’Opera di Hans Bellmer-Tom Baril-Jan Saudek-Yossi Loloi-Jo Schwab

di Marco Guidi

Non è solo un gioco di rime, un’ assonanza. Nel giorno dedicato alla sensibilizzazione e alla lotta alla violenza sulle donne su cui, giustamente, tanto è stato detto, c’è un’altra violenza, che da tempo immemorabile parte dal corpo e arriva all’anima, oggi viene chiamata Body Shaming.
Nell’era così detta “Primitiva” venivano realizzate opere rupestri o addirittura materiali, come statuine, di cui la più famosa, prese il nome di Venere di Willendorf. A proposito, un grazie a Marisa Prete che ne ha parlato brillantemente e in modo più approfondito in questi giorni.
Queste opere raffiguravano la donna con forme abbondanti, seno, cosce, glutei, parti del corpo che rimandano alla fecondità, alla maternità, al fatto di generare figli. Sembra che sia stata contraddetta la storia per cui queste opere siano un tributo ad una visione di bellezza della donna, anche se a me piace ancora pensarlo, e d’altro canto si limitino ad essere una sorta di medium sacro per favorire ed auspicare la fecondità.
Mi viene da dire che in ogni caso gli uomini, artisti sacri, realizzatori di queste opere, avessero un grande rispetto della donna, qualsiasi “Taglia” ( oggi si dice così) queste portassero.
Molto più di oggi a quanto pare.
Questa idea estetica di donna ha continuato ad esistere perché a dispetto dei modelli che ci vengono imposti rimane un ” Naturalis Humanae Gustus” (Concetto che ho un po’ personalizzato, una via di mezzo tra Rousseau e il giusnaturalismo) insito, e questo ci piace! Tanto da continuare a creare tributi. Alcune delle fotografie colorate da Jan Saudek, i lavori surreali di Hans Bellmer e lo straordinario Yossi Loloi ne sono un esempio. In particolare quest’ ultimo oltre a considerare con rispetto il genere femminile con una corporatura senza motivo considerata diversa, ne esalta il valore e l’assoluta dignità. Full Beauty, bellezza piena. In fondo, chi ha pienamente diritto di discriminare e creare canoni?
Che sia il caso, in linea con una sorta di Eterno Ritorno, di fare tabula rasa con la nostra cultura estetica verso la donna e la sterile giustificazione del desiderio e tornare alle caverne?
Dove a quanto pare non erano così primitivi.

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