The Question of Masks

Ci sono due momenti in cui la gente normale si maschera. A carnevale e in spiaggia.

In spiaggia ci si pone in un modo che sarebbe impensabile in altri luoghi, ma l’azione dello sguardo altrui non sarebbe comunque lo stesso considerate le circostanze? Eppure si tende quasi ad allontanarsi dallo sguardo, a vietarlo. Spogliandosi e al tempo stesso coprendosi.

Se consideriamo quindi lo stare in spiaggia come un prolungamento più pittoresco e libero dell’essere umano nella sua routine, intesa come noncuranza del mostrare l’aspetto fisico stando in costume,  ci accorgiamo però di un irridigimento quando questo viene fotografato. Come se effettivamente ci fosse il timore di essere scoperti per quello che si è, non tanto per uno sguardo di troppo, dato che questo in certe situazioni viene quasi cercato, ma solo quando entra in gioco la fotografia, la presenza di una macchina fotografica. Quando in realtà è incalcolabile la presenza di telefoni cellulari con fotocamera integrata. Pertanto si verifica un paradosso. La questione delle maschere. Questo va colto senza farsi vedere, non importa la distanza di ripresa, questa è dettata in proporzione all’atteggiamento/condizione che non si vorrebbe mai divenisse fotografia, pur sapendo che in tanti si creano immagini.

Eppure si sa che l’uomo indossa quasi sempre una maschera, la spiaggia stessa sarebbe un invito a lasciare tutto e a mascherarsi (O a smascherarsi, inteso come invito a essere se stessi). Ma è solo a Carnevale che la maschera viene mostrata con fierezza, quasi ostentata, qualunque cosa essa rappresenti. Di conseguenza in questo caso, mascherati o meno, la fotografia non rappresenta un pericolo per nessuno, nemmeno bambini e donne. 

The Question of Masks